Isole di calore urbane: quando la città trattiene il caldo

L’estate 2026 è stata la più calda mai registrata in Trentino.

La stazione meteorologica di Trento (Laste), nei tre mesi estivi, ha segnato ben 67 giorni sopra i 30°C (di cui 32 consecutivi) e 30 notti tropicali, i valori più alti mai registrati in oltre un secolo di rilevazioni. Il 31 luglio, in particolare, Rovereto ha toccato i 40,3°C, il valore più alto mai registrato dalla sua stazione meteo, e Trento (Laste) è arrivata a 38,2°C.

Questi numeri raccontano soprattutto l'innalzamento generale delle temperature, legato al riscaldamento globale. Dietro a valori così alti si nasconde anche un altro fenomeno, di cui si sente parlare sempre più spesso: quello delle isole di calore urbane.

Ma che cosa sono esattamente? Non è (solo) una questione di quanto fa caldo in una città, bensì di quanto più caldo fa rispetto alle aree rurali che la circondano.

Secondo il report "L'estate che scotta" di Greenpeace Italia, basato su dati Istat, nell’estate 2025 Trento è risultato il terzo capoluogo d’Italia per intensità dell'isola di calore urbana tra i capoluoghi di regione, con ben il 96% della popolazione che vive in zone con isole di calore intense o molto intense. La sua differenza media di temperatura superficiale rispetto alle aree rurali circostanti è di 13,9°C. Eppure Trento è anche il capoluogo con la temperatura superficiale massima più bassa (Greenpeace Italia, giugno 2026). Non è quindi il capoluogo più caldo, ma quello in cui il contrasto con il territorio che la circonda è tra i più marcati.

Quando è la città a scaldarsi

L’isola di calore urbana è l’aumento locale della temperatura dell’aria e delle superfici nelle città rispetto ai contesti rurali circostanti. Se ne parla fin dall’Ottocento, ma il fenomeno si è fatto accentuato negli ultimi anni, complice il riscaldamento globale. La differenza con le zone rurali si fa sentire soprattutto la sera e la notte, quando asfalto e cemento restituiscono il calore accumulato durante il giorno, e in condizioni favorevoli può arrivare fino a +10°C.

Le cause sono legate soprattutto al modo in cui sono costruite le città: asfalto e cemento assorbono la radiazione solare e la rilasciano lentamente, la scarsità di vegetazione riduce l’evapotraspirazione che normalmente raffresca l’aria, ed edifici alti e strade strette intrappolano il calore ostacolando la ventilazione. A questo si aggiunge il calore antropogenico di traffico, climatizzatori e attività industriali che alimentano un circolo vizioso: più caldo, più climatizzatori accesi, più calore rilasciato in strada.

Le conseguenze non sono astratte: è proprio l’isola di calore urbana ad amplificare gli effetti delle ondate di calore, con ripercussioni sulla vita dei suoi abitanti. Infatti, il caldo intenso mette sotto stress l’organismo e si fa sentire nella quotidianità con stanchezza, difficoltà di concentrazione e minore produttività. Nelle categorie più fragili, come anziani e bambini piccoli, i rischi diventano più seri: basti pensare che nell’estate 2026 le ondate di calore in Europa hanno causato migliaia di morti.

A questo si aggiungono ricadute economiche spesso sottovalutate, nel momento in cui il caldo estremo fa salire i costi energetici della climatizzazione, diventa più dispendioso mantenere condizioni adeguate in casa.

Il comfort termico, tra gradi e percezione         

Ridurre le isole di calore non significa solo abbassare la temperatura misurata dai sensori, ma anche migliorare il comfort termico, ovvero la percezione soggettiva di sentirsi a proprio agio in un ambiente, dipendente da temperatura, umidità, vento, radiazione solare e fattori individuali come l’abbigliamento o l’attività svolta.

Per questo, due punti nella stessa città con temperature dell’aria simili possono risultare molto diversi in termini di comfort percepito, a seconda della presenza di ombra, acqua o vegetazione.

Numerose indagini condotte in città di tutto il mondo mostrano che le condizioni misurate e quelle percepite dalle persone spesso non coincidono. Uno studio ha rilevato che le persone possono "sentire" come troppo caldi, luoghi che non sempre corrispondono a quelli con le temperature superficiali più alte. Questa percezione può influenzare scelte concrete, come cambiare tragitto per restare all'ombra.

Il comfort termico, quindi, è tanto una questione di gradi quanto di percezione e abitudini.

Le due velocità delle soluzioni

Di fronte a un problema che si aggrava di stagione in stagione, le città si muovono su due binari.

Da un lato ci sono le risposte immediate, pensate per offrire ai cittadini un sollievo concreto nei giorni più caldi. Tra queste ci sono i rifugi climatici, spazi pubblici spesso già esistenti (biblioteche, parchi, centri civici) individuati come punti dove trovare sollievo dal caldo, spesso combinando ombra, acqua potabile e ventilazione.

Sono semplici da attivare, perché non richiedono nuove costruzioni, e infatti sempre più amministrazioni italiane si sono mosse in tal senso. Tra queste, Firenze ha mappato 53 rifugi climatici, Milano ha individuato 116 “Spazi Freschi” tra biblioteche, fontanelle e aree verdi e a Roma il progetto RESPIRO mappa i rifugi climatici esistenti e potenziali del territorio.

Restano però interventi che alleviano gli effetti del caldo senza agire sulle sue cause.

Dall'altro lato ci sono le soluzioni di lungo periodo, che non si limitano a offrire riparo ma agiscono direttamente sulla temperatura della città, modificando le superfici e i materiali che la compongono.

Tra queste, il verde urbano è una delle strategie più studiate, e la sua efficacia è ormai ben documentata. Uno studio condotto a Padova ha stimato che, nelle ore diurne, le aree sotto la chioma degli alberi possono risultare quasi 10°C più fresche delle superfici impermeabili circostanti, mentre un'analisi su oltre 600 città europee ha stimato che serve almeno il 16% di copertura arborea per abbassare di un grado la temperatura media estiva.

Il potenziale del verde, però, si esprime al meglio quando smette di essere un insieme di interventi isolati e diventa un sistema.

È questa l'idea alla base delle infrastrutture verdi e blu, ovvero reti pianificate di parchi, corridoi vegetati, tetti verdi e specchi d’acqua pensate per lavorare in sistema, non come interventi isolati. Sono le più efficaci nel tempo, ma anche le più lente e complesse da realizzare, perché richiedono spazio, risorse e una pianificazione che spesso attraversa più amministrazioni e diversi anni.

Cambiare passo       

Il messaggio che arriva sia dalla scienza sia dalle amministrazioni è coerente: dopo un’estate come quella appena raccontata, le isole di calore non sono più un tema per soli climatologi, ma una voce sempre più presente nell’agenda di chi governa le città.

E la vera sfida, ora, è di affiancare alle risposte immediate, utili ma non risolutive, interventi strutturali sul tessuto urbano: più lenti, ma i soli in grado di cambiare davvero il clima delle nostre città.

Il contributo di RUMA

Come RUMA lavoriamo proprio su questo fronte.

Attraverso i dati satellitari siamo in grado di mappare le temperature superficiali delle città e di individuare con precisione dove le isole di calore sono più severe e quali quartieri e categorie di popolazione risultano più esposti. A queste informazioni affianchiamo l'identificazione della distribuzione degli alberi, delle fontanelle e di altri elementi che contribuiscono al comfort termico, per avere un quadro più completo di ciascuna zona.

Questo tipo di analisi è il punto di partenza per chi deve decidere dove e come intervenire per mitigare il fenomeno e ridurre le difficoltà di chi vive e lavora in città.

Fonti: Abunyewah et al., 2025; Aram et al., 2020; Battista et al., 2020; Cheval et al., 2024; Comune di Firenze, 2026; Comune di Milano, 2026; Comune di Roma, progetto RESPIRO; Greenpeace Italia, 2026; il Dolomiti, 2026; il T Quotidiano, 2026; Lauwaet et al., 2024; Lehnert et al., 2023; Marando et al., 2022; Nikolopoulou, 2011; Nocerino et al., 2026; Provincia autonoma di Trento, 2026; Semenzato & Bortolini, 2023; The Guardian, 2026. 

Fonte immagine: https://www.pexels.com/it-it/

Parole: Isole di calore, Comfort termico, Verde urbano, Infrastrutture  verdi

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